Cara@cina.com – corrispondenza sino-italica

Autore: 
Lara Fulli e Roberto Spingardi
Editore: 
Fausto Lupetti Editore
Data di pubblicazione: 
08/4/2012
Descrizione: 

INTRODUZIONE DI FRANCO FERRAROTTI
Il libro di Roberto Spingardi e Lara Fulli è un libro singolare, di straordinario interesse che, senza parere, addirittura con la non chalance di un dandy giramondo, tocca vette di genialità. Si fa leggere tutto d'un fiato.
Per cominciare, la forma è inconsueta, se non desueta.
E' un libro epistolare, nasce da un fitto scambio di lettere fra un'italiana abitante, ormai in via permanente e non, quindi, da turista occasionale, a Shanghai e un residente di Roma, che facilmente si immagina impavido pronto a passare, a gran velocità, in motorino sui sampietrini umidi.
Non solo, lo scambio epistolare non ha niente a che fare con le lettere ottocentesche da riporre l'una sull'altra per annodarle poi con un melanconico nastro di seta viola.
Nessuna o pochissima, veramente scarsa concessione al melodrammatico.
Lo strumento della comunicazione epistolare è la e mail, la posta elettronica. Ne ho parlato male. Non mi ha mai convinto. Questo libro mi costringe a rivedere certe posizioni, persino a rimangiarmi certe valutazioni.
La e mail non è per forza limitata, come ho sempre pensato, a dare informazioni fattuali. Non è riducibile a un memento, al famoso "memo" da una scrivania all'altra dello stesso ufficio. Può informare - velocemente, gratuitamente - ma può anche formare, approfondire, stimolare.
Dipende dagli interlocutori.
Qui gli interlocutori mostrano una statura intellettuale e morale piuttosto notevole. Non si pensi al classico volume di Montesquieu, "Lettere Persiane".
Ma ecco che, nell'epoca della globalizzazione, le lettere elettroniche di Lara e Roberto ci dimostrano che la globalizzazione non ha vinto la variabilità storica. Mentre tutti piangono sulle comunità perdute, Lara e Roberto ci documentano che la "legge isomorfica", la tendenza alla omologazione culturale e alla standardizzazione degli stili di vita non hanno ancora la meglio e che forse non l'avranno mai.
Si vedano le pagine sui luoghi di lavoro, sulle tecniche di sopravvivenza in Cina; si notino le reazioni del corrispondente romano. Si comprenderà agevolmente che le vie dell'intelligenza umana sono infinite, varie, molteplici e che nessuna tecnologia forse riuscirà mai ad appiattirle in un modulo uniforme.
Altra volta e in altra sede ho messo in guardia contro il fascino dell'erranza, la misteriosa attrazione del vagabondaggio e la vaga tentazione del nomadismo.
Vi sono Paesi e culture in cui, ogni anno, almeno un quarto della popolazione cambia Stato di residenza e attività professionale. Si calcola che ciò avvenga negli Stati Uniti. Ma è lo stesso Paese in cui le anticamere degli psicoanalisti traboccano di pazienti in attesa.
Nel mio "Partire, tornare" (Donzelli, Roma, 1999) cito i versi di un antico poeta persiano che mi sembrano cogliere ed esprimere efficacemente l'ambivalenza del viaggiatore impenitente: "E' triste e bello a un tempo - non aver casa e andare come il fiume ".
Il libro di Lara e Roberto viene a dirci che viaggiare non è solo triste e bello. E' anche straordinariamente istruttivo.
Se pensiamo alla vita come a un libro - si dice infatti "il libro della vita" - è chiaro che il sedentario si limita a leggerne e a rileggerne una pagina, sempre quella, sempre la stessa. Lara e Roberto, invece, ne leggono molte pagine, in situazioni culturali, linguistiche, storiche diverse; le mettono a confronto; ne traggono un libro ibrido, polisemico, trasversalmente interculturale.
Ci insegnano che non è vero che poi si torna sempre, un bel giorno, a casa. E' vero invece che si pianta la tenda e che si può fare casa, mettere le radici , ovunque.
Nel loro sobrio pragmatismo, i Latini lo avevano perfettamente compreso: "ubi bene, ibi patria".
Ma perché si parte? Perché Lara decide di stabilirsi, in via permanente, a Shanghai? Non ce lo dice,. Ci costringe a indovinarlo: c'è un momento in cui uno si alza, sente che la misura è colma, se la batte, apre la porta, magari la sbatte, e se ne va. Si sa che uno decide di partire, "staccare", per ricercare e forse trovare una nuova identità, nuove facce, un nuovo paesaggio. Ma poi, durante lo stesso viaggio, succede qualche cosa.
L'identità di partenza cambia nel corso del viaggio, si rivela per quello che è - un processo, non un dato immodificabile, fisso - ed è allora che il viaggio si presenta come un'esperienza esistenziale importante, in qualche caso decisiva. Si scoprono i vantaggi dello "spaesamento", del "dépaysement". E' un fatto deprimente che spesso non vediamo più ciò che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi.
Lo "spaesamento" rende visibile ciò cui eravamo troppo abituati. Ci salva dall'ottundimento dell'assuefazione, dall'idea che il sole sorga ogni mattina solo per illuminare la nostra finestra, Ci insegna l'accettazione dell'altro. Ci dice che, ovunque ci troviamo, identità e alterità sono esperienze e concetti correlativi.
Il diverso non ci minaccia, ci arricchisce.
Ci fa comprendere meglio l' amico lontano. Siano rese grazie a Lara e Roberto.

Franco Ferrarotti