La fretta e i trasporti

Venendo in taxi a questo convegno ho sfogliato velocemente un libro che voglio citare per fornire un ulteriore stimolo alla discussione. Il titolo é “Come guadagnare un’ora al giorno”. Può essere interessante leggerne due o tre brevi passaggi tra quelli che più mi hanno colpito, anche per renderci conto del punto in cui é arrivata la preoccupazione, anzi, la definirei vera e propria occupazione, tesa a risparmiare del tempo.

Dunque: “Appendete le cravatte in ordine di colore dallo scuro al chiaro per una rapida scelta. Fate a tutte le vostre cravatte un nodo Windsor prima” (pare che questo sia il modo più rapido per indossarle) “e appendetele così. Quando ne volete indossare una, toglietela dal gancio, fate scorrere il nodo, infilate la testa nel cappio e stringete: un nodo perfetto senza pasticciare di prima mattina”.
A questa furba idea se ne aggiungono altre del tipo seguente: “Rimediate un contenitore qualunque in uno dei cassetti superiori della credenza” (tra quelli indicati c’è anche una teglia per torte salate) “quando tornate a casa buttateci dentro gli spiccioli, le chiavi della macchina, i gemelli dei polsini, la spilla della cravatta, gli orecchini e così via; l’indomani avrete tutto lì risparmiando minuti di ricerche mattutine”. Naturalmente, sempreché la moglie nel frattempo non abbia messo la padella nel forno; perché potrebbe capitare…frastornati dall’obbligo di guadagnare tempo…qualche distrazione é perdonata.

Come noto, tutto é relativo e anche per ciò che concerne la fretta occorre fare dei distinguo. A tal proposito mi sono preso la briga di andare a leggere il dizionario dei sinonimi e dei contrari: la fretta é sinonimo di “premura” e di “urgenza”, di “sollecitudine” ma anche di “furia” e di “precipitazione”.
Tra i significati contrari troviamo “agio”, “comodo”, “calma”, “tranquillità”. Quindi, se la fretta si può intendere in senso positivo come rapidità, sveltezza, prontezza, celerità, é assolutamente necessario fare attenzione a non scambiare per valori positivi la foga, la furia, la precipitazione, i loro possibili derivati, le prevedibili conseguenze.

Dovendo intervenire a questo convegno ho pensato di entrare, qualche giorno fa, in una libreria e vedere se il tema della fretta era stato trattato da qualche autore. Cito solo alcuni dei numerosi titoli che più mi hanno colpito: “Sapere in fretta”, “Cogliere in fretta i segnali”, “Gli anni della fretta”, “Cucina per chi ha fretta”, “Ho fretta di crescere”, “Decidere più in fretta”, “Leggere in fretta”, “Più in fretta si può”, “Tutto va in fretta”, “Capire più in fretta”, “Gestire la fretta”, “Ho fretta di erigere questa casa”; sì, proprio così, ce n'è anche uno che si intitola “Ho fretta di erigere questa casa”. Dopo di che ho comprato il libro di cui vi ho letto alcuni passaggi e sono uscito dalla libreria con una fretta pazzesca ed in preda ad una forte ansia dettata dal’esigenza di non perdere tempo… pur non rendendomi conto del perché. La letteratura mi aveva probabilmente influenzato… infatti quando ero entrato in libreria mi sentivo perfettamente a mio agio, calmo e tranquillo. Ma, a parte gli scherzi, ancora a proposito di libri, me ne torna in mente un altro che, anch'esso, ha a mio avviso a che fare con la fretta o quanto meno con la complessità e velocità crescente che caratterizzano lo scenario competitivo attuale. Sempre maggiore rapidità, velocità, flessibilità sono richieste ad uomini e aziende. Rosabeth Moss Kanter, docente presso l'Università di Harvard è l'autrice del libro " When the giants learn to dance". Un capitolo, di grande suggestione si riferisce soprattutto a quanti lavorano presso strutture troppo burocratizzate, pesanti e lente, anacronistiche rispetto agli scenari attuali, in cui occorre rendere tutto più snello, rapido ed efficace. La Moss Kanter equipara la situazione del mondo attuale ( lo faceva già molti anni fa!) alla partita di crocket giocata da Alice nel Paese delle Meraviglie. Alice gioca la partita utilizzando come mazza un fenicottero il quale, essendo un animale vivo e vegeto,si muove e agita freneticamente, spostando continuamente la testa, con la quale dovrebbe essere colpita la "pallina". La palla da colpire è rappresentata, nella favola, da un riccio, anch'esso animale vivo il quale non rimane lì, fermo, immobile ad aspettare di essere colpito ma si sposta in continuazione. Le porte tra le quali dovrebbe passare la pallina sono rappresentate dalle carte - soldati che, agli ordini della regina. cambiano continuamente di posizione. Dunque, la tesi della professoressa di Harvard è che " se paragoniamo al fenicottero lo sviluppo tecnologico e i continui cambiamenti che caratterizzano i nostri tempi, non è difficile proporre un concreta analogia: così come il fenicottero in continuo movimento rende praticamente impossibile colpire la pallina, lo sviluppo delle tecnologie e i cambiamenti connessi rendono sempre più complicato il controllo dello strumento e l'esecuzione delle operazioni previste affinché uomini e organizzazioni possano perseguire gli obiettivi previsti. La pallina da colpire, il riccio, ci può far pensare al mercato, ai gusti della clientela, alla concorrenza o alle azioni sindacali; così come è difficile colpire il riccio, in continuo movimento, diventa assai complicato fare "goal" in un mercato caratterizzato dalla "frenesia del cambiamento". Per quanto riguarda il campo da gioco e le porte all'interno delle quali far passare la pallina, occorre ricordare che alle carte - soldati vengono impartiti in continuazione ordini e contrordini, cambiando gli elementi essenziali del contesto. A questo l'autrice equipara le enormi difficoltà poste alle aziende ed alle organizzazioni dal cambiamento di leggi e regolamenti (nuove tasse, vincoli operativi, obbligo di modificare assetti societari... ) spesso imprevisti e imprevedibili, che possono
cambiare le regole del gioco, incidere sui conti e gli equilibri economici rendendo la situazione ingovernabile. Questa è la situazione che spesso aziende e manager si sono trovati a dover fronteggiare, a volte con insperato o sperato successo, altre volte no. Comunque ormai questa è la situazione e l'analogia con la partita a crocket di Alice è spesso "calzante". se il nuovo mondo del business è così, per vincere occorrono: azione veloce, colpi creativi, grande flessibilità e legami interni ed esterni sempre più stretti; le relazioni con personale e clienti diventano,anzi rappresentano già, uno degli elementi più critici della partita. La direzione dell'Impresa deve essere sempre più agile e sciolta, capace di cogliere i segnali di cambiamento che provengono dall'interno e dall'esterno così come di "intercettare" ogni possibile nuova opportunità.

Quindi, riepilogando: velocità, flessibilità, intelligenza, propensione al rischio calcolato, apprendimento continuo, ed approccio "problem solving". Il tutto evitando di degenerare nella "foga", nella "precipitazione"", nella "approssimazione". La capacità di saper continuare ad apprendere è un presupposto indispensabile per poter governare il "nuovo mondo", fatto di complessità crescenti, cambiamenti repentini, spesso imprevedibili, regole del gioco che si modificano in continuazione. Per dirla con il grande Eduardo De Filippo, occorre essere consapevoli che "gli esami non finiscono mai", quindi una risposta non può che essere la formazione permanente. Bisogna rispondere a problemi sempre nuovi non soltanto in fretta, ma soprattutto in maniera adeguata ed efficace per evitare che a causa della fretta il rimedio possa essere peggiore del male e magari renderlo "incurabile".

Purtroppo pochi si sono posto seriamente, negli anni, il problema di come stimolare e sviluppare nelle nuove generazioni l'amore per la formazione personale e professionale; siamo nel campo della cultura personale, sociale, di impresa. Daniel Pennac nel suo libro "Come un romanzo", tenta di dare una risposta al perché la lettura, basilare per lo sviluppo culturale, sia in genere così poco amata ( lo dimostrano studi, analisi e indagini mirate in tutto il mondo ). Ciò è alla base dello sviluppo di una società composta di individui poco aperti al nuovo, poco solidali, generalmente egoisti e sempre meno competenti, orientati alla distorsione nell'utilizzo della tecnologia e dei mezzi di informazione, del tutto "distratti" rispetto all'impatto ambientale.

Anche il tema della gestione del tempo è un problema culturale e ad esso bisognerebbe dedicare attenzione già dalla prima formazione dell'individuo. Dalla prima formazione dovremmo "indagare" e sviluppare il corretto rapporto dell'individuo con la tecnologia evidenziando i rischi connessi con l'utilizzo delle macchine. E sempre più evidente e preoccupante il rischio che la macchina possa avere ragione dell'uomo arrivando fino ad "asservirne l'anima" anziché restare uno strumento per migliorare la qualità della nostra vita. Furio Colombo, col suo "Confucio nel computer", contribuisce a stimolare una più attenta riflessione sul tema. Avviene sempre più spesso che giovani e meno giovani, vivano il rapporto col computer come una vera e propria simbiosi. Un gioco nel quale entrano, e dal quale diventa sempre meno facile uscire, anche per un semplice break; praticamente restano lì, dalla mattina alla sera e ci resterebbero anche di notte se qualcuno non provvedesse a interrompere la corrente e i circuiti. Ancora due semplici considerazioni su "fretta e comunicazione" e "fretta e trasporti". Circa il primo argomento, la fretta e la comunicazione, vorrei lanciare una provocazione, in particolare rispetto ai cosiddetti "scoop"; anche lo scoop ha generalmente a che fare con la fretta in quanto è spesso la risposta all'obbligo di "essere i primi" a fornire una notizia, di essere originali e magari stupefacenti.Tale risposta produce spesso buoni ritorni a favore di chi investe in essa ma pochi e raramente si curano dei costi pagati dai singoli o dalla collettività attraverso la creazione di "mostri" da sbattere in prima pagina, la distorsione della notizia o la manipolazione vera e propria dell'informazione. Ovviamente non dobbiamo generalizzare, ma riflettere si. Quale libertà di informazione viene tutelata attraverso lo scoop a tutti i costi? Forse quella dei cittadini per il loro diritto di essere informati sollecitamente o non piuttosto quella degli addetti all'informazione di dare la notizia prima degli altri, magari a scapito della correttezza e completezza dell'informazione, della verità e della giustizia? Può succedere, e spesso avviene, che si dia vita ad un modo negativo di fare informazione, una risposta efficace ad un aspetto negativo della fretta. Nella nostra società è ormai così elevato numero delle informazioni che circolano che i media finiscono per restarne drogati e capitolare ai "rumors" perdendo la capacità di controllare e selezionare nel vasto ambito delle alternative possibili.

Per quanto riguarda i trasporti e in particolare la ferrovia, da sempre considerata simbolo di libertà, se da un lato essa rappresenta la velocità, dall'altro dovrebbe includere ciò che abbiamo definito, in precedenza, proprio il contrario della fretta: la calma, l'agio, la tranquillità, consentendo alle persone di leggere, interloquire con gli altri, se ne hanno voglia, utilizzare tecniche di rilassamento o recupero delle energie fisiche e psichiche. Uno spazio e del tempo da dedicare al recupero del rapporto con se stessi, alla riflessione, alla razionalizzazione delle mille cose che affollano la nostra mente. Un po' di tempo da dedicarci per riscoprire la nostra "umanità".

Sempre più spesso il successo dipende dalla velocità di comprensione dei mutamenti e dalla velocità delle risposte. Rincorriamo la complessità saltando da una attività all'altra, a volte in balia di richieste che emergono disordinatamente nel continuo timore di perdere tempo, denaro, contatto con la realtà, controllo degli avvenimenti, mentre nell'intimo si manifesta il desiderio sempre meno recondito di vivere offrendosi alle pause ed alla loro qualità negli attimi di sosta. A questo proposito va considerato il rischio che la fretta e "gli altri", i quali potrebbero essere coloro che ci spingono ad accettare le priorità da essi definite, possano risultare non funzionali relativamente ai nostri reali obiettivi.

Capita spesso a chiunque di noi di essere sollecitati a rispondere a cose o persone, agendo con urgenza. Ma chi verifica la consistenza reale della urgenza "per noi", rispetto ad altre problematiche ? Chi definisce le urgenze? E lo sono effettivamente? e perché lo sono diventate? Si verifica spesso che urgenze o situazioni critiche altro non siano che la conseguenza di errori o ritardi nella gestione corrente. e intanto, correndo dietro alle urgenze definite da altri , si consolida una modalità di gestione "per crisi", soltanto quando esiste una crisi interveniamo ed è la crisi a determinare il calendario dei nostri lavori. La gestione "per crisi" significa, tra l'altro, la rinuncia di fatto a gestire la realtà oggettiva, quella che si dovrebbe basare sul quotidiano, corretto, modo di lavorare. Corriamo spesso il rischio di restare sopraffatti e costretti a sottrarre tempo ed attenzione alla corretta gestione, alle vere priorità che diventeranno a loro volta, prima o poi, "emergenze". L'invadenza o pressione esercitate da "altri" ci possono, dunque, indurre a sottrarre tempo e attenzione ai problemi reali, obiettivamente prioritari, quelli davvero connessi con l'interesse dell' organizzazione che ci paga, con il rispetto dei nostri collaboratori e del loro lavoro ai quali chiediamo quotidianamente sacrifici e impegno, ma anche alle nostre famiglie, ai rapporti interpersonali, sacrificando tutto " a urgenze non meglio identificate ".

Diventa allora obbligatorio sapersi difendere, e saper difendere la propria azienda, dall'urgenza stabilita, programmata, voluta da altri, magari per distoglierci dalle urgenze vere!
Si separano le dimensioni dell' essere nei diversi ruoli che la vita ci assegna , come se ciascuna potesse sostenere una vita propria, e da ciò emerge la sensazione di "sopravvivere", di dover trovare soluzioni rapide anche se non ottimali e il senso della vita corre il rischio di sfuggire dal nostro controllo, travolto dalle cose da fare mentre il moto rapido dei mutamenti incalza, creando situazioni sempre nuove e rendendoci sempre meno protagonisti. Viviamo tutta una serie di " tempificazioni " e di velocità diverse, secondo il ruolo che stiamo vivendo in un dato momento e dei diversi contesti nei quali siamo inseriti, con l'aprirsi continuo della "sliding door" che ci consente il passaggio da un ruolo all'altro. Non siamo soltanto "ferrovieri", se lavoriamo nelle ferrovie, siamo anche genitori, anche figli, magari siamo anche membri di una o più associazioni o di gruppi sociali particolari, dunque i tempi, gli obblighi, le velocità cui adattarsi si moltiplicano. Può anche capitare che i segmenti temporali corrispondenti ai tanti frammenti di identità che ci riguardano non siano collimanti o combinabili; eppure questo è uno degli aspetti con cui occorre imparare a convivere ; si deve imparare a gestire e governare la frammentazione vivendo le diverse temporaneità in maniera armonica. Il privato diventa parte del pubblico e il pubblico parte del privato laddove, chi sa gestire il proprio tempo mentale diventa realmente padrone della propria realtà. Per quanto riguarda il trasporto si parla sempre di Alta Velocità e proprio il treno ci offre l'occasione di vivere contemporaneamente nel tempo della fretta (esterno) ed in quello della quiete (interno). Sin dal suo concepimento il treno si manifesta come luogo della "contemporaneità", un luogo nel quale è possibile conciliare le dimensioni separate della realtà, luogo che l'uomo, scegliendolo, può utilizzare per creare spazi "altri" dalla quotidianità. L'essenza di questo servizio è proprio quella di rispondere all'esigenza della fretta offrendo nel contempo il recupero della "pausa" nella velocità. Là dove la velocità delle interconnessioni sembra azzerare il tempo disponibile all'uomo, il treno crea tempo. E'un tempo dilatato, reso ancora più prezioso dalla contemporaneità di velocità e calma nel viaggio. E' uno spazio reale e mentale dove l'essere può sostare, raccogliersi e confrontarsi per ciò che veramente è o vuole essere. Una qualità unica, intangibile quella del treno, il tempo della fretta al servizio della qualità della vita. Il treno, oltre ad essere un'invenzione tecnologica che ha rappresentato un simbolo nell'era della prima industrializzazione, è da sempre connotato come portatore di libertà: libertà dalle costrizioni ambientali degli abitacoli, libertà dalle alienazioni e dallo stress del traffico metropolitano, libertà dai condizionamenti meteorologici e ambientali.

In estrema sintesi, i treni vanno di corsa ma contengono, al loro interno, il tempo della calma, della riflessione, del recupero del rapporto con se stessi.