Voglia di casual

Francesco Edoardo, detto Cucchi dagli amici cari, aveva proprio bisogno di una settimana di riposo assoluto, dal lavoro ma anche dai mille impegni piu’ o meno mondani che lo vedevano partecipare continuamente a incontri formali, fatti di buone maniere e regole precise, orari da rispettare, rigidi ed altrettanto vincolanti abbigliamento e “maniere”.
Telefono’ ad uni amico, proprietario di una agenzia di viaggi e prenoto’ fissando le date, “ una settimana da passare in un posto dove non sarò obbligato a orari, comportamenti e abbigliamento formali .... mi raccomando!”. Il giorno stabilito Cucchi e Noushin, sua moglie, partirono per l'agognata vacanza rigeneratrice , verso i confini del mondo, fuori da convenzioni, vincoli e dalla oppressione di orari e regole.
Abituati da sempre a lunghi viaggi, dormirono a bordo il numero di ore sufficienti per arrivare freschi e riposati, dopo oltre dieci ore di volo, all'isola dei sogni.
A conclusione di una piacevole giornata di sole e mare, si prepararono, dopo un breve ma ristoratore riposo, per andare a cena. Cucchi era finalmente sereno, dopo mesi di stress da lavoro, viaggi e incontri impegnativi si pregustava, anzi si sentiva già immerso in una meritata" bolla" di serenità e pace, Dopo anni, non si preoccupò di radersi prima di cena, indossò un paio di jeans, una maglietta Lacoste verde inglese, e mocassini di tela, leggerissimi e tanto, tanto comodi, naturalmente senza calze."Alla faccia dell'eleganza che tanti sacrifici richiede ogni giorno , a spese della comodità pura" pensò!
Si recarono, seguendo le indicazioni, verso il ristorante dell'albergo ed arrivarono in cima ad uno scalone di marmo che scendeva, tra due file di colonne, lucide ed imponenti. Lo scalone era ricoperto da una bellissima ed elegantissima guida rossa; alla fine dello scalone una enorme hall, ricca di tappeti, statue e grandi candelabri di argento, le mille candele accese donavano un' aria di grandissima classe. La hall immetteva al ristorante, nel quale risaltavano numerosi tavoli tutti sfarzosamente apparecchiati. Cameriere e camerieri inappuntabili per tenuta, modi e rapidità circondavano di attenzione ogni cliente .Una musica classica di sottofondo, piacevolissima e soft rendeva il contesto " da favola", il pianista e la cantante erano elegantissimi e dimostravano evidente talento. La scena che si presentava agli occhi di Cucchi e Noushin era dunque tutt'altro che "rustica", arricchita fra l'altro da commensali seduti ai tavoli tutti elegantissimi, in smoking gran parte degli uomini e da gran sera le signore, con abiti certamente esclusivi e "firmati", pettinature e trucco da Oscar, gioielli probabilmente di grandissimo valore.
Noushin si diresse, con passo velocissimo e leggiadra come la pantera rosa, verso l'unico tavolo rimasto libero e sul quale in effetti appariva il loro cognome; Cucchi la seguì facendo finta di niente ma provando in cuor suo un certo disagio, tornando con la mente alle raccomandazioni fatte al suo amico" tour operator" circa il tipo di vacanza che avrebbe voluto fare Gli pareva di essere capitato in una delle cene caratteristiche del Grande Gatsby !. Fece buon viso, o meglio cercò di fare buon viso a cattivo gioco, prese il tovagliolo e lo appoggiò sulle gambe come si conviene e, rivolgendosi al cameriere che si era nel frattempo avvicinato al loro tavolo fece per domandare la lista di cibi e bevande, ma il cameriere anticipò qualunque sua parola dicendo, in un italiano quasi comprensibile: " Signore, così non va bene, occorrono giacca e cravatta". Cucchi cercò in ogni modo di spiegare la situazione ma ogni tentativo fu inutile finché arrivò il direttore in persona, uno svizzero che aveva studiato in Germania ed era alla sua terza stagione ai Caraibi, sempre responsabile di organizzazioni contraddistinte da almeno "cinque stelle"...
Molto educato, ma inflessibilmente deciso a far rispettar a tutti i costi il regolamento e il decoro del locale, cercò di spiegare a Cucchi che condizione indispensabile per rimanere nel ristorante e poter cenare era "cambiare abbigliamento". Inutile ancora una volta il tentativo di Cucchi di spiegare le proprie "ragioni". Il direttore continuava, quasi automaticamente, a illustrare il regolamento e lo faceva in italiano, poi in tedesco ed in inglese, in francese e quindi di nuovo in italiano, naturalmente mentre Cucchi continuava a cercare di far capire le sue "ragioni
"Le ho chiarito signore che purtroppo non è assolutamente possibile restare in questo locale vestito così, in che lingua debbo dirglielo? Ho usato tutte quelle che conosco, anche la sua ! Deve indossare un abito scuro, purtroppo è un must!"
Stremato, Cucchi restò pensieroso per alcuni secondi, poi rivolse i suoi occhi verso quelli del direttore, quindi guardò Noushin, la quale ben conoscendo il marito cominciò a preoccuparsi avendo colto, sul suo viso, una serie di mutevoli espressioni che andavano dal preoccupato, allo stizzito, quindi al perplesso per arrivare al rilassato e addirittura al divertito. Noushin si preoccupò non poco, conosceva troppo bene suo marito, la sua personalità e imprevedibilità e quelle espressioni sul suo volto non le lasciavano prevedere nulla di buono. Aveva, infatti, colto negli 'occhi di Cucchi, il lampo delle" grandi occasioni".
Cucchi si alzò con garbo dalla sedia e rivolgendosi al direttore disse: " You are right, il regolamento è regolamento, il faut le respecter, un must è un must ... vado e torno ... scusatemi tanto ..." e abbandonò la sala. Il direttore guardò Noushin assumendo l'atteggiamento fiero e soddisfatto di chi era riuscito a vincere la sua battaglia; come un guerriero vittorioso restò fisso e immobile in attesa del ritorno del suo nemico per gustare fino in fondo il suo ennesimo successo . A volte era complicato mantenere l'ordine ma anche questa volta la sua determinazione, il savoir faire innato. la conoscenza delle lingue e delle tecniche comportamentali da adottare con i diversi clienti gli avevano consentito di avere la meglio su un altro maleducato. Era davvero contento .
Passati circa venti minuti, Cucchi riapparve sullo scalone ed iniziò a discendere gli scalini : ben rasato, i capelli impomatati alla Rudy Valentino, indossando l'unica giacca di cui disponeva, quella con cui era partito da Roma, di fustagno color tabacco, da signore di campagna inglese; sotto la giacca una camicia a fiori coloratissima, di tipo hawaiano acquistata nell'ultimo viaggio a New York; come cravatta aveva adattato la cintura di seta rossa della vestaglia della moglie, rossa come il colore delle calze di lana lunghe fino al ginocchio tenute su da due vistose giarrettiere anche esse rosse a pallini bianchi e neri, dalle calze pendevano due grossi pon pon multicolori (prelevati dalle chiavi degli armadi della camera da letto). Il pantalone, un bermuda da bagno ricoperto di scritte e disegni "d'autore", era tenuto su da un larghissimo paio di bretelle bianche, ai piedi un elegantissimo paio di Church's pesantissime e invernalissime., L'abbigliamento era completato da una bombetta nera sulla testa, trovata chissà dove, e da un paio di grossi occhiali femminili da sole, di madreperla rossa ricoperti di fosforescenti perline colorate,
Noushin appariva sconvolta ma ancora di più lo era il direttore il quale si aspettava una scena ben diversa... . quella di un cliente rinsavito, consapevole dei suoi doveri, elegante e compito, come richiesto dalle regole della casa e dalla sua "capacità di convinzione". Era sempre avvenuto così, anche i più recalcitranti clienti erano stati ricondotti grazie alla sua capacità gestionale a presentarsi elegantissimi a completamento della splendida coreografia del contesto.
Noushin, da parte sua, sembrava estraniata, non riusciva a capire se stava vivendo un sogno o la realtà che non era in grado se definire grottesca, drammatica, paradossale o comica. Il pathos durò quaranta, cinquanta interminabili secondi poi, proprio mentre il direttore, pallido e sconvolto, si scagliava verso Cucchi per bloccarlo e rispedirlo in camera, esplose un boato. Praticamente all'unisono, tutti i clienti del ristorante avevano cominciato a ridere sfrenatamente applaudendo ; una elegantissima signora scozzese chiese al pianista di suonare una samba e alla cantante di eseguirla. Decine di persone, dopo essersi tolte giacche e cravatte, alcuni anche scarpe e calze, cominciarono a ballare la più frenetica delle danze, cantando e scandendo a suon di applausi ritmi sempre più incalzanti. Alcuni salirono nelle loro stanze per riscenderne dopo poco abbigliate nella maniera più stravagante e divertente; alcune donne si vestirono da uomo, uomini da donna, due ragazzi su sedie a rotelle si erano cambiati di abito con la assistenza di due camerieri indossando magliette da pallacanestro e due parrucche coloratissime, e giravanoverticosamente per il salone ristorante lanciandosi reciprocamente una palla apparsa da chissà dove. La fidanzata di uno dei due esclamò: " At last ... finalmente ... è una settimana che subiamo , viva la libertà! Due anziani signori scesero in campo vestiti da ballerine dell'Oba Oba, compresi i suggestivi , coloratissimi copricapo brasiliani.
Da quella sera e fino alla partenza di Cucchi e Noushin l'hotel si trasformò in un vero villaggio vacanze, i clienti organizzarono giochi e scherzi , gite e cori , gare di barzellette e recitazione di ogni genere.
Il direttore non si vide più!
Il giorno in cui Cucchi e Noushin lasciarono l'albergo per ripartire, la mattina molto presto, trovarono tutti gli altri clienti e gran parte del personale dell'albergo nella hall, per salutarli e ringraziarli baciandoli.
Tra gli altri un cameriere gay, simpaticissimo, che si era vestito da donna per l'occasione, abbracciando Cucchi gli disse: " Grazie, sei stato il nostro liberatore ... un vero leader ideologico ... pensa che io stavo per dimettermi dal lavoro, non ne potevo più ... - e aggiunse ironicamente - peccato solo che tu sia già sposato ! Comunque, se mai cambiassi idea telefonami, questo è il mio numero di New York ". Passandogli il biglietto da visita continuò: " Telefonami comunque, anche se non cambierai idea ... a New york suono la chitarra, canto e recito in un locale molto simpatico e alla moda, con un gruppo di amici. "
Cucchi non ha mai cambiato idea, ma si è recato spesso a New York per motivi di lavoro o vacanza e non ha mai mancato di incontrarsi con quello che è ormai divenuto uno dei suoi più cari amici..