Angelo D'Arrigo, fra Leonardo e Konrad Lorenz

Angelo D'Arrigo, una vita con le ali;
atleta noto in tutto il mondo per i suoi molteplici record di volo in deltaplano, perdeva la vita a Comiso il 26 marzo 2006 , all'età di 45 anni, durante un volo dimostrativo. Il grande deltaplanista, soprannominato "Condor"per le sue ricerche sul volo dei rapaci delle Ande e per le sue numerosissime imprese che lo avevano visto sorvolare, nel volo libero, le più alte vette del mondo stava preparandosi, nel periodo in cui avvenne il mortale incidente, a sorvolare l'Antartide.
La vocazione al volo è nelle radici più profonde del nostro Paese. Volo creativo, quello che si esercita con la mente e con la visione di ciò che si sogna e a volte si riesce a realizzare e volo reale, concreto quello del trasporto di cose e persone.
Proprio il più geniale visionario del mondo, Leonardo da Vinci, ha aperto la strada alla consapevolezza che l'applicazione tecnologica e i più accurati studi scientifici , assieme ad una adeguata fonte di energia, in grado di offrire la necessaria spinta motoria, avrebbero potuto portare alla realizzazione del "grande sogno". Scrisse infatti Leonardo due frasi divenute famose rispetto al desiderio atavico dell'uomo di librarsi nell'aria: : "Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardano il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare " , l'altra: "Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso del suo magno Cecero empiendo di sua fama tutte le scritture e gloria eterna al nido dove nacque ".
Angelo D'Arrigo, soprannominato anche " l' Icaro del nuovo millennio", ha scritto una pagina memorabile nel rapporto fra l'uomo e il volo, anche attraverso una capacità comunicazionale con gli uccelli che rimarrà proverbiale e lo renderà per sempre una vera e propria metafora del nostro rapporto con il cielo, esempio memorabile di impegno, coraggio e spirito di libertà.
Dopo aver ricostruito l'"Ala" disegnata da Leonardo, dimostrando che poteva volare, D'Arrigo è stato il primo uomo a guidare una migrazione di uccelli, dando vita al sogno di unire l'antica aspirazione dell'uomo alla sfida dei propri limiti con la costante esigenza di ricostruire un equilibrio naturale minacciato; anni di agonismo nel volo libero e due titoli mondiali con il deltaplano a motore. Poi l'interesse di D'Arrigo si sposta dalle competizioni all'impegno sui voli record e soprattutto a quello sull'emulazione del volo dei rapaci, affrontando una ricerca tutta sua sul "volo istintivo" e sulla costruzione di una relazione diretta con gli uccelli.
La migliore amica di Angelo diventa Nike, un'aquila che lui ha accompagnato, nella primavera del 2001, dal deserto del Sahara per mille chilometri, attraverso il Mar Mediterraneo, dalle coste africane della Tunisia fino in Sicilia utilizzando proprio il "corridoio aereo" utilizzato dai rapaci migratori. Durante quel volo Angelo scoprì che, a causa di una configurazione meteorologica che si viene a creare tra il Nord Africa e i Balcani, una "corrente a getto" permette da migliaia di anni agli uccelli migratori di sfruttare questa condizione per viaggiare molto più velocemente, con un vento a favore che soffia a più di cento chilometri orari.
molto emozionanti che lo riprendono in volo, appare chiaro ed evidente che il suo animale guida è un volatile, a ben osservare, secondo me, proprio l'aquila reale.
Quanto segue è ciò che Angelo diceva dell'aquila assieme alla quale ha volato per mesi, riuscendo a comunicare con lei anche a livello di sensazioni profonde:
"Nike è nata in cattività presso un allevamento di rapaci di Bristol, UK. Dopo il suo arrivo, il mio obiettivo era di prendere confidenza con lei e, soprattutto, farle diventare familiare non solo la mia presenza, ma anche il mio deltaplano e parapendio con i quali voliamo, naturalmente insieme, quasi tutti i giorni. Quando il vento è troppo forte per me, lei vola da sola e mi insegna senza saperlo ( forse !) determinati assetti che, generalmente, appena posso, provo a mettere in pratica ... ".
Sulle orme di Konrad Lorenz, D'Arrigo, utilizzando il metodo dell' "imprinting ", ha insegnato agli aquilotti, nati in una incubatrice, a riconoscerlo come genitore per insegnare loro i primi rudimenti del volo. Ha fatto ascoltare per dieci minuti al giorno la sua voce e il sibilo del cavo del deltaplano alle uova di aquila "covate" da una incubatrice, così, quando gli aquilotti hanno dischiuso il guscio,gli è bastato parlare per farsi riconoscere come genitore. E, da brava "mamma aquila", ha insegnato loro, col deltaplano, i primi rudimenti del volo.
E' stato proprio osservando i suoi aquilotti, una volta che questi avevano" superato il maestro" come era assolutamente prevedibile, che è riuscito a comprendere meglio e perfezionare la tecnica di sfruttamento delle correnti ascensionali che utilizzerà, poi, per salire in cima all'Everest.
Angelo ha continuato a volare accompagnandosi con le aquile delle Alpi e con i rapaci dell'Himalaya, con gli avvoltoi dell'America Latina e con quelli australiani, imparando a osservarli sempre più e sempre meglio fino a saper convivere con loro, nel loro elemento e con le loro regole, anche gerarchiche. Ha scritto e realizzato documentari che hanno fatto e continuano a fare il giro del mondo attraverso i più importanti network televisivi e che rappresentano un importante contributo alla scienza biologica internazionale.
Ha volato anche con le "siberian cranes", una specie di gru siberiana, per evitarne l'estinzione, dando vita a una operazione ricordata come "Siberian Migration". Si è trattato di un volo lungo 5.500 chilometri, fatto per guidare, accompagnandola, la grande migrazione di questi uccelli dalla Siberia alle rive del Mar Caspio. Anche le uova di quelle gru si erano schiuse sotto le grandi ali del deltaplano di Angelo e i piccoli vissero i loro primi mesi di vita a contatto diretto col loro "genitore", guidati e protetti da quelle grandi ali. Giunti al momento dei primi voli, Angelo venne seguito da loro, come succede in natura con i genitori.
Proviamo ad immaginare cosa può aver provato un uomo come Angelo quando realizzò l'entusiasmante avventura - unica - di attraversare l'Himalaya, sorvolare l'Everest e scendere in planata verso il Nepal alla guida di due aquile "nipalensis", specie quasi estinta. Dopo aver cresciuto i due preziosi rapaci di nome "Chumi" e "Gea" e aver insegnato loro a volare, D'Arrigo li "riportò" nel loro ambiente naturale, nella vallata del " Khumbu" (versante sud est dell'Everest) nella speranza che nidificassero. In questa impresa dovette contrastare un vento a quasi 200 chilometri orari, affrontare una temperatura tra i - 55 e i - 60 gradi e superare l'ostacolo della mancanza di ossigeno alle alte quote. Ma, naturalmente, "per le proprie creature si fa questo e altro"!
Proprio per questa ultima impresa ad Angelo venne assegnato il 3 giugno 2004 il premio "Profeti in Patria", con il patrocinio delle massime Istituzioni Italiane. La consegna del premio ai vincitori avvenne presso le Scuderie del Quirinale ma ad Angelo D'Arrigo, a causa del cattivo tempo che ne aveva ritardato "l'impresa", non fu possibile essere presente. Venne organizzato, per l'occasione, un collegamento satellitare in diretta con il Tibet per intervistalo; di seguito: le motivazioni del premio, consegnato da Roberto Spingardi per conto di Aeroporti di Roma e una sintesi dell'intervista fatta a D'Arrigo dal giornalista e conduttore televisivo Carlo Massarini:
Ad Angelo D'Arrigo, novello pioniere del volo, per aver realizzato e dato nuovo significato al sogno di Leonardo.
"Dopo aver ricostruito l' "ala " del genio rinascimentale, dimostrando che poteva volare, D'Arrigo è stato il primo uomo a guidare una migrazione di uccelli. Detentore di moltissimi titoli e primati mondiali, accompagnati dalla ricerca e sperimentazione di mezzi tecnici inesplorati, D'Arrigo è degno erede di una tradizione che ha visto l'Italia protagonista della storia del volo; ha saputo regalare al nostro Paese la possibilità di realizzare un nuovo sogno, quello di unire l'antica aspirazione dell'uomo alla sfida dei propri limiti, con la costante esigenza di ricostruire un equilibrio naturale minacciato."

.Carlo Massarini ... " ... D'Arrigo in questo momento è in Tibet, ha sorvolato con un deltaplano, quindi senza l'aiuto del motore, la cima più alta del complesso dell'Himalaya ovvero l'Everest assieme ad un'aquila che ha allevato da piccola ed è diventata la sua compagna di volo in questa straordinaria impresa .... "
Angelo D'Arrigo ... " ... questo collegamento con l'Italia mi da grande gioia ... il progetto, iniziato due anni fa aveva come obiettivi quello di sorvolare l'Everest con un deltaplano realizzando un primato mondiale tutto italiano ... ho volato senza alcuna pressurizzazione a novemila metri, ossia alla quota degli aerei di linea, con temperature che si avvicinavano ai meno cinquanta gradi e il vento che soffiava a quasi 200 chilometri orari. Ho cavalcato la cima del mondo e ho potuto vedere il posto più alto del globo dall'alto ... come fanno le aquile che partono dalla Mongolia per arrivare in India ... l'altro obiettivo era di cercare, nel mio piccolo, di i riequilibrare uno dei dissesti che l'uomo ha provocato nella natura; in questo caso reintrodurre l'aquila Nipalensis, che ha la sua origine proprio in questa valle di Kumbu e che da tempo non tornava a nidificare in questi luoghi, nel suo habitat. Ho insegnato a Gea, questo il nome dell'aquila, a volare e cacciare e ora che l'abbiamo rilasciata siamo convinti che contribuirà a rilanciare la specie... ho ampliato un lavoro che aveva già fatto anni fa il premio Nobel Austriaco Konrad Lorenz ... quest'aquila è nata sotto il deltaplano e appena schiuso il guscio ha visto ha visto le ali che l'avrebbero condotta all'emigrazione e la mia persona come la figura del genitore ... ha cominciato a volare con me e si è realizzato il paradosso di un essere umano che insegna a volare a un uccello. ... è stato così ... è stato come introdurre un mio figlio nella vita (...)

Laureato all'Università dello Sport di Parigi, specialista di Sci Estremo, Volo Libero e Alpinismo, detentore di numerosi titoli mondiali, tra cui quello del volo libero più alto e di quello più lungo, D'Arrigo si inserisce nella storia del volo, che ha una lunga tradizione in Italia, Una storia che inizia con Leonardo, genio rinascimentale che ci ha lasciato i primi disegni di deltaplano, elicottero e paracadute e persino dell'air bag, da lui chiamato "baghe di vento".